giovedì 2 maggio 2013

L'esercito degli indigenti e dei malati che verrà

Mentre un quasi giovane di nome Enrico Letta gira fra le capitali europee per farsi portavoce della tragedia produttiva sociale politica e istituzionale dell'Italia, nella speranza di godere di un'autorevolezza argomentativa e di una fiducia internazionale che appare difficile da accordare, sia per lo scenario interno italiano che vorrebbe sostenerlo, sia per il leghismo europeo che serpeggia nelle pance dei partiti europei che soffiano sugli egoismi geografici, nessuna parola viene spesa per cominciare a tematizzare nel dibattito politico quale modello di sviluppo produttivo vogliamo intendere perseguire, o quale modello di sostenibilità sociale di welfare cominciare a progettare. Anzi, le interviste del neo-ministro allo sviluppo economico continuano a riverberare luoghi comuni che tirano in ballo soluzioni sempre di carattere economicistico e ragioneristico e retoriche pacificatorie che sono già consunte prima ancora di essere simulate, dopo aver trascorso più di 20 anni a dissimularle.





Quello che Letta proverà a fare in questo giro di giostra europeo non potrà che ripiegare su una semplice richiesta: un paio di punti di deficit/pil di sforamento, con la speranza che l'agognata ripresa del solito modello di sviluppo faccia la sua apparizione come la madonna nel 2014. Altrimenti saranno pianti nostri ancor più pesanti, poichè ciò significherà non solo sforare il pareggio di bilancio ma accrescere ancor più il debito pubblico italiano, che durante il governo Monti e per via della caduta verticale del PIL è passato dal 120 al 130%. In soldoni, nel 2014 potremmo non solo avere un deficit più alto di quello cui ci siamo impegnati perfino modificando l'art. 81 della Costituzione introducendo il pareggio di bilancio (a prova che la parola della politica italiana si dimostra essere sempre inaffidabile), ma un debito che potrebbe sfiorare il 150% rispetto al Pil.

Nulla è detto e previsto di fare sulle sperequazioni sempre più vistose che hanno e continuano a separare geograficamente l'Italia, cominciate negli anni '80 e lasciate incancrenire nell'attuazione di politiche finto-federaliste. Come nulla si dice sulle fratture di carattere sociale e generazionale che sempre più si sono alimentate nel corso degli ultimi 30 anni, in parte con le massicce politiche legislative intervenute sul fronte della regolamentazione del mercato del lavoro, ed in parte per le politiche di welfare che si stanno per abbattere su quello che fra qualche anno sarà un vero e proprio esercito di indigenti, alla faccia della pacificazione che questo governo vorrebbe agevolare. Anzi, è così preoccupato della situazione dei giovani (e fra questi includiamoci i primi trombati del "sistema in crisi" che corrono fra il range di età 30-45 anni) che il primo impegno è quello del congelamento dell'IMU, che come potrete agilmente leggere da Voi cliccando qui ai giovani frega solo per il 12% di loro.

Su questi pixel, nell'etichetta casa qui si è scritto.

Così come abbiamo anche scritto, nell'etichetta welfare abbiamo allarmato più e più volte dello scenario degradato che si va irresponsabilmente costruendo. In particolare, qui, qui, e qui.
Ma se non volete affaticarvi nella lettura, allora cari giovani e meno giovani lettori, godetevi i due video che seguono (nel blog per coloro che leggono direttamente su esso), il primo su le pensioni a potere di acquisto "zero" degli attuali giovani, e l'altro sugli attuali 7 milioni di pensionati che vivono con un redditto sotto la soglia di povertà.







 Come sapete, le soluzioni possono sempre essere le droghe... legali e illegali, come in questo video , cifre alla mano, si dice: dall'inizio della crisi il consumo di ansiolitici e antidepressivi è quadruplicato. Chissà quelle delle droghe illegali, che sfuggono ai censimenti di maggiore certezza statistica!





Ad ogni modo, oltre che più poveri saremo anche più malati, ovvero miserabili.


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