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giovedì 17 luglio 2014

UBER è un nome per cane

Studio del movimento-Man Walking da Étienne-Jules Marey , 1890


Ogni importante progresso o innovazione tecnologica che arriva sul mercato è quasi sempre oggetto di proteste e dell’attenzione da parte del legislatore

così parla in questa intervista la General Manager di UBER Italia Benedetta Arese Lucini.
Fatto sta che UBER già da tempo ha scatenato le proteste da parte dei taxisti già da molto tempo, e le loro ragioni sono nel fatto che questo servizio fa concorrenza sleale a quello offerto da loro. Cerchiamo di capire il perchè di queste ragioni, sfrondando le argomentazioni dalle ideologie e le retoriche che nei giorni scorsi alcune trombette liberiste de' noialtri (vedi Oscar Giannino) hanno suonato, e che riproducevano i suoni delle parole del GM UBER Italia.  Ed in particolar modo, cerchiamo di capire se questa UBER è veramente una star-up innovativa di un qualche giovane e brillante innovatore di mercato, oppure un grande affare per le solite... lobby.

mercoledì 9 maggio 2012

LA LENTA (TROPPO LENTA) MARCIA VERSO IL FUTURO

Una delle cose che più mi sconcerta è l'inesorabile lentezza dei mutamenti in atto. Da più di un decennio ho la netta sensazione che tutto sia scritto, ma in pochi siano davvero in grado di leggere e interpretare.
Le dinamiche economiche e sociali sembrano incanalate lungo i solchi tracciati a suo tempo dallo scoppio della bolla del dot com, che alla fine degli anni ’90 segnò il tramonto rovinoso della new economy, una breve stagione di ingiustificata euforia finanziaria che rifletteva l’utopia transumanista di una tecnologia risolutiva per le sorti del Mondo.
Il “villaggio globale” teorizzato dal sociologo canadese Marshall Mc Luhan nel 1968 sembrava prendere forma definitiva (e intrinsecamente positiva), grazie all’idea di un Web orizzontale, nuova frontiera di uguaglianza e cooperazione capace di riempire almeno in parte l’immenso vuoto ideologico lasciato dallo sgretolamento delle dottrine socialiste. Ma questa nuova illusione lasciò ben presto il posto a una concezione verticale della Rete, dove poche grandi compagnie detengono un dominio assoluto e insindacabile.