La nave dei folli va.
Obama è stato confermato Presidente USA, il Presidente che dovrà (continuare) a gestire la crisi economica e finanziaria che dal 2007 è ancora viva e pulsante negli USA, e i cui effetti si sono riverberati, come era inevitabile che fosse, sull'Europa e sulla moneta unica. Non perchè saldati a doppio filo con l'economia statunitense (tolte alcune eccezioni e le relative ripercussioni (per certi aspetti punitive) in azione ed in nostra attuale sofferenza), ma semmai perchè l'Europa non ha ancora maturato il suo indirizzo strategico.
Notiamolo, ad esempio, nella sterilità del dibattito generale sulla moneta unica europea, che vede una prima opzione confrontarsi da una parte il partito anti-euro e di ritorno alla sovranità monetaria nazionale, ed in seconda opzione la variante soft di costituzione di un'area europea meridionale con una moneta unica europea svalutata, in un quadro reale definito dall'ostinazione franco-germanica e di alcune aree internazionali d'influenza globale a conservare l'euro e la formazione delle politiche monetarie così come sono (più per incapacità di divenire ad un progetto che per consapevole decisione) nel tentativo di provare a resistere agli attacchi di drenaggio di liquidità che provengono dagli istituti finanziari d'oltreoceano (e non solo) attraverso la stretta fiscale dei Paesi europei che meno degli altri si sono preparati agli sviluppi degli eventi del 2007 accaduti negli USA, anzi (come per l'Italia) si sono addirittura addormentati dopo le ubriacature elettorali di quegli anni (2007-2009). Il risveglio che fra 2011 e 2012 ha attraversato con le elezioni anticipate, e in alcuni casi anche ripetute, alcuni Stati europei (ne eravamo candidati anche noi italiani nel 2011, se non fosse che nessun partito ne aveva la forza di affrontarle), non sono servite a destare dal provincialismo globocentrico un'Europa il cui ceto dirigente è più o meno quello rappresentato nell'icona ad immagine del post.