martedì 16 ottobre 2012

LA DEMOCRAZIA NELL’ERA DELLA SUA RIPRODUCIBILITÀ TECNICA




Perché spendere 400 milioni di euro – costo delle elezioni secondo gli ultimi dati del paniere Istat – per avere un governo, quando Mario Monti ci insegna che puoi averne uno gratis, senza spendere in cabine, urne, schede e matite? Solo perché il primo è democratico?




L’esperienza ci insegna che non vale il rapporto qualità-prezzo.
Con i governi sta succedendo quello che è già successo nella musica: i partiti non abbasseranno i prezzi delle elezioni (non solo i rimborsi: fatevi un giro al mercato dei voti), e la gente comincerà a scaricare governi tecnici gratuitamente da chi li mette in condivisione – Quirinale, Bce, etc.
Inutile fare discorsi moralistici (“sono governi pirata, non pagano i diritti democratici”): per la gente non fa alcuna differenza. E in tanti sembrano averlo capito: Monti si appresta a fare il bis ma non si candida, Montezemolo entra in politica ma anche lui senza candidarsi.
Per certi aspetti, nulla di nuovo: è quello che già fa Grillo da anni, e prima di lui, da decenni il Vaticano. Ma, soprattutto, questa tendenza segnala una novità: la classe dirigente ha sfiduciato gli elettori, molto più di quanto essi abbiano fatto con loro.
Da una parte è un atteggiamento snob; ma dall’altra è proprio un rifiuto, un rigetto, un conclamato schifo nei confronti degli elettori e un non volerci avere niente a che fare. E come dargli torto? Visti i danni fatti alle elezioni negli ultimi 60 anni, oggi come oggi farsi eleggere dall’elettorato italiano ti scredita peggio di una foto a un toga-party fra ostriche e Fiorito.
Se Monti fosse eletto dalla maggioranza degli italiani, sarebbe sputtanato internazionalmente: sarebbe un’onta, una vergogna.
Ecco perché nessuno vuole farsi eleggere democraticamente, ma solo tecnicamente. La differenza, fra oggi e il ’92, è che fuori dall’Hotel Raphael ci stanno i tecnici, pronti a tirare le monetine addosso a noi elettori: ma noi invece che salire in macchina e scappare ad Hammamet, ci chiniamo a raccoglierle.


— Saverio RaimondoIl Misfatto, 7 Ottobre 2012

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