mercoledì 5 dicembre 2012

IL MEDIOEVO CONTEMPORANEO EUROPEO: SOVRANISMO ED INDIPENDENTISMO. Catalogna, Scozia... Italia. Chi può impedire ai ricchi di liberarsi dei poveri?


Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è propizia. 
Così si pronunziò un tale di nome Mao Tse-tung durante la guerra civile cinese la cui vittoria vide la costituzione della Repubblica Popolare Cinese.
Ma non è di Cina che qui ancora scriveremo, ma delle divisioni che stanno serpeggiando l'Europa e gli stessi Paesi europei, divisioni che stanno annunciando il ritorno del Medioevo.
Il 25 Novembre la regione della Catalogna si è recata anticipatamente alle urne per eleggere il proprio parlamento regionale. L'allora presidente Mas, leader del partito sovranista catalano CiU, fu indotto a sciogliere l'assemblea catalana dopo che alla annuale manifestazione per l'indipendenza a Barcellona della Diada vide la massiccia partecipazione di 1,5 milioni di persone.
L'operazione non gli è riuscita: non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, e dovrà governare ottenendo l'appoggio alternato dei popolari o dei socialisti. Ad ogni modo, l'obiettivo di inserire nell'agenda politica spagnola l'indipendenza catalana (e a ruota quella basca) è andata a frantumarsi. Dicono per via degli scandali emersi sulla famiglia di Mas poco prima della data delle elezioni, che hanno fatto emergere conti segreti nelle banche svizzere. Si sa, il potere si esercita fra simili, con sottili distinguo. Spesso relativi alla grandezza dei privilegi (o dei conti correnti). Certo, non è sempre così, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga, e la democrazia è ancora al suo stadio appena preadolescenziale, non ostante un'età media piuttosto alta dei governanti. 

I movimenti separatisti non ci sono nuovi in Italia. E attraversano tutta l'Europa da più di 20 anni. E nulla impedirebbe che alle divisioni regionali si sovrappongano le divisioni intra-regionali: perchè una città come Padova non dovrebbe chiedere la sua indipendenza rispetto alla meno industrializzata e produttiva bassa padovana o rispetto ad una città come Rovigo? Perchè Sofia, la capitale della Bulgaria, non dovrebbe chiedere l'indipendenza dal resto del Paese riuscendo così ad aumentare il reddito pro-capite passando al 70% della media europea, diventando così la Lussemburgo dei Balcani? Perchè città come Monaco o Londra non dovrebbero chiedere la propria indipendenza aumentando così il proprio reddito rispettivamente del 300 e 600 per cento rispetto alla media UE?

Chi può impedire ai ricchi di liberarsi del peso dei poveri?

I Balcani, dopo la fine dell'Impero Ottomano, sono sprofondati nella povertà. La stessa Grecia è stata tenuta in vita da decenni con i prestiti internazionali. E dalle rovine dell'Impero Austro-ungarico è nata la folkloristica Austria... oioliaaaaaa.

La formazione degli Stati-Nazioni, e dei connessi imperi che intorno ad essi nell'800 e nel '900 si sono costituiti, permettevano a questi di avere materie prime e manodopera a basso costo per le industrie dei ricchi, i quali finanziavano l'istruzione, la sanità, la costruzione di strade, la connessione del centro con la periferia dell'impero. Adesso questo non è più di moda: il Nord-est potrebbe anzichè comprare i pomodorini a Pachino potrebbe comprarli a Smirne in Turchia; anzichè cercare i propri cuochi in Sicilia, potrebbe trovarli a Nuova Delhi. Anzi... forse questo già avviene!

Certo, la questione dell'identità non è cosa che si possa improvvisare. E la Catalogna possiede una cultura, un'identità, un linguaggio millenario. Ma certamente non è per questi motivi che vorrebbe separarsi dalla Spagna, ma perchè è più ricca. I separatisti ottengono più voti perchè dicono che non vogliono pagare per gli altri. Un po' come adesso dicono i germanici rispetto ai vezzi parassitari del Sud Europa, attraversati dalla diffusa corruttela e dal privilegio che in qualche modo qualsiasi potere deve riuscire a redistribuire se, nelle democrazie del consenso, vuol sopravvivere. 

Lo stesso discorso si può fare per la Scozia. Direte: la Scozia? Ma se sono più poveri  dei meridionali d'Italia? La Scozia si sta preparando ad indire un referendum per l'indipendenza sovranista dal Regno Unito, dopo che Blair ne accordò una profonda autonomia amministrativa e politica. E la Scozia possiede storia secolare di differenze culturali e linguistiche dal resto del Regno Unito. Ma sarebbe stata la stessa cosa, ci sarebbe stata la stessa voglia di indipendenza  se a Nord dei mari della Scozia fossero presenti grandi giacimenti di petrolio capaci di rendere la Scozia un'altra Norvegia, un Paese tra l'altro che rifiuta ostinatamente di aderire all'Unione Europea? 

E cosa dire dei fiamminghi belgi, più ricchi dei valloni con i quali si vedono costretti a stare nello stesso Stato? Quando c'era la possibilità di fare debito pubblico, il Belgio non era messo meglio dell'Italia e della Grecia a incidenza del debito sul PIL nazionale, e come in tutti gli Stati europei e nella stessa Europa il debito pubblico è servito (malamente) a sanare queste differenze di reddito e di produzione della ricchezza intra-nazionale ed intra-europea. Ma dopo gli anni '70 i fiamminghi hanno cominciato a dire che non erano più disposti a pagare per gli altri, e il rispetto dei parametri di indebitamento hanno costretto il Belgio a contenere il debito pubblico (con gli effetti politici che la storia ci ha consegnato in questo decennio di governi inesistenti per l'incapacità a costituirli con  maggioranze che non fossero non etnicamente divise nel Parlamento belga). Se non fosse che l'Europa ha pensato di fare di Bruxelles sede di alcune importanti istituzioni dell'Unione, molto probabilmente il Belgio adesso non esisterebbe più sulle cartine geografiche.

Sembra che l'Europa Occidentale sia attraversata da un vento orientale separatista ed indipendentista. Certamente un primo motivo è da rintracciarsi nella politica della UE che ha spinto per l'indebolimento degli Stati nazionali in favore di Bruxelles, fallendo come falliscono tutti gli strutturalisti: la realtà è ciò che resta dopo che spariscono i miraggi ed i desiderata che pensiamo di applicare alla stessa realtà... la quale sfugge sempre all'oggettività definitoria e progettuale. Non fateci scrivere il perchè, sarebbe banale!

Un secondo motivo è certamente rintracciabile nella retorica neoliberista che ha diffuso il suo carattere anche agli Stati: il profitto economico, il più immediato possibile, è stato così pervadente da modificare le stesse agende politiche di governo dei territori. Il globalismo neoliberista ha finito per suffragare le motivazioni e le istanze completamente contrarie alla globalizzazione. Ha nutrito, paradossalmente, il proprio contrario. L'avrà fatto con pertinenza complottista? L'avrà fatto perchè proprio non ci arrivano? Oppure per mascherare ideologicamente, diciamo così, i cambiamenti geopolitici bipolaristici che si sarebbero andati a modificare con il collasso della ex URSS (già ben noti agli inizi degli anni '70 dopo la Primavera di Praga e chiaramente evidenti negli anni '80) e l'emergenza di nuove aree produttive di ricchezza prima nel sud-est asiatico e poi in Cina ed India e che adesso impongono una nuova lotta per il controllo militare ed economico del globo?

Certo, in questo cosmopolitismo dell'esilio che sembra più che altro caratterizzare le politiche globalistiche, non poteva che emergere forte la domanda di identità, di un'identità perduta, come è possibile rintracciare senza nessuna smentita dalle nostre pratiche di vita quotidiana. A cominciare da quello che acquistiamo e consumiamo, per concludere con l'eterogeneità culturale attuale, la quale è disancorata da qualsiasi realtà territoriale e da qualsiasi depositaria azione soggettivamente etica: che identità vuoi si possa venire a determinare dopo Wharol e la Pop-Art e la celebrazione immaginifica di icone "sconosciute" anzichè (ri)percorrere istanze "riconosciute"? Forse la migliore produzione culturale ed artistica dell'Italia nell'ultimo decennio la dobbiamo a Fiorello e al conio dello "smemore di Arcore": lui come noi!

L'aspetto visibile di questo processo di domanda di identità, espresso in maniera scomposta, aggressiva, fascista, localistica, che l'Europa e ogni popolo ad essa appartenente esprime è ciò deve essere messo a fuoco: gli inglesi sempre più antieuropei, gli italiani lo stesso (salvo il disegno di sganciare il centro-sud e agganciare più stabilmente il nord all'area centro-europea), i tedeschi che non vogliono più pagare per gli eccessi ed i baccanali dei greci (finchè non c'è altro da magnarsi, eventualmente). 
Al di là delle retoriche difensivistiche dei neo-nazionalismi emergenti in Europa, quello che di fatto ci sta dietro è il desiderio dei più ricchi di rinchiudersi nei castelli, lasciando i poveri fuori e alla loro sorte. Non è un processo irreale: negli USA esistono interi quartieri abitati solo da determinate persone con un determinato reddito, i cui quartieri sono circondati da mura e guardie private. Quando una cultura ed ideologia prende anche le forme della organizzazione del territorio... verrebbe da dire.

Mentre l'Europa ritorna al Medioevo, i grandi imperi vanno a gonfie vele. Una volta era il caso della Sublime Porta dell'Impero Ottomano. Oggi sono Stati Uniti e Cina. L'Europa, intanto, discute della sua eutanasia. 

1 commento:

Saziozero ha detto...

Come fare a pescare del buono nel male? Vivo in Catalunya da 4 anni, sono stato come spettatore alla diada dell'11 settembre, ed era impressionante, non sono un sostenitore del nazionalismo, ma di contro, il mio ostentato paragone con l'Italia mi fa credere che abbiano ragione loro, qui le cose funzionano , non perfettamente, ma paragonate sembra il paradiso.
Non Parlo della politica, la conosco poco, ma del sentire comune della gente, il rispetto della cosa pubblica, l'attenzione nell'osservare le regole, i Catalani ci credono, forse questo basta.